CODICE DI CONDOTTA DEI MEDICI DI MEDICINA GENERALE E DEI PEDIATRI DI LIBERA SCELTA

Il dibattito è scaduto
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  • Ultimo messaggio 04 maggio 2020
Redazione posted this 04 maggio 2020

A partire dalla data odierna è attivo il dibattito pubblico finalizzato alla definizione del "Codice di condotta" dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.

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Risposte degli stakeholders

Nessuno stakeholders ha risposto al dibattito
e.depascale@fnomceo.it posted this 26 giugno 2020

si espongono di seguito le valutazioni. i numeri si riferiscono alle domande riporatte nell'anteprioma.

1 NO

2 SI

3 NO

3 SI

5

SI

6

SI

7NO

8

SI

9

SI

10

NO

11 SI

12

SI

13

SI

14 NO

15 NO

16 SI

17 NO

18 NO

19 NO

20 SI

21 SI

22 SI

23 SI

24 SI

25 SI

salute@cittadinanzattiva.it posted this 21 luglio 2020

Gentilissimi,

si trasmettono in allegato le osservazioni di Cittadinanzattiva sulla consultazione in oggetto

Si resta a disposizione per chiarimenti

un cordiale saluto

Claudia Ciriello

c.ciriello@cittadinanzattiva.it

 

Osservazioni sulle domande agli Stajìkeholders:

Ai fini del rispetto del principio di accountability è sufficiente che il MMG e il PLS forniscano l’informativa ai pazienti con affissione negli ambienti dello studio direttamente accessibili dall’utenza?

Oltre alla informazione affissa presso lo studio dovrebbe essere fornita una copia della medesima informativa per una maggiore trasparenza e chiarezza nelle informazioni e per rinforzare e rinsaldare il rapporto di fiducia medico/paziente. Sarebbe auspicabile inviare l’informativa al paziente anche tramite mezzi informatici (via mail o anche tramite whatsapp ) in modo che sia facilmente consultabile in ogni momento.

Ai fini del contemperamento dei diritti dell’interessato/paziente e del legittimo interesse del titolare,costituisce una buona pratica l’affissione dell’informativa negli ambienti dello studio del medico in forma chiara, seppur sintetica, e la messa a disposizione del paziente, su sua espressa richiesta, dell’informativa in modalità completa?

Oltre alla informativa affissa presso lo studio dovrebbe essere fornita una copia della medesima informativa per una maggiore trasparenza e chiarezza nelle informazioni e per rinforzare e rinsaldare il rapporto di fiducia medico/paziente, non aspettando la espressa richiesta del paziente, ma anticipandola, sempre nell’ottica di una piena fiducia tra le parti e una allineamento in termini di simmetria informativa (affinchè non sfoci in asimmetria). 

Per i titolari del trattamento (medici) che lavorano nella stessa struttura (associazioni di gruppo o altre forme derivanti dalle autonome organizzazioni regionali) in quanto contitolari che definiscono in comune finalità e mezzi dei trattamenti stessi, costituisce una buona pratica fornire una informativa unica, sia in forma sintetica che estesa, ai pazienti che affluiscono alla forma associativa?

Si concorda

In questo quadro si conviene che ai fini della garanzia e salvaguardia dei diritti degli interessati, questi ultimi siano tutelati se viene loro fornita una puntuale e chiara informativa rispetto ai soggetti che, nell’ambito dell’organizzazione dello studio, avranno accesso ai dati?

Si concorda con tale affermazione sulla necessità di una puntuale e chiara informativa - rispetto ai soggetti che, nell’ambito dell’organizzazione dello studio, avranno accesso ai dati - da dare al paziente in modo espresso e formalizzato oltre alla affissione presso lo studio, al fine di garantire una piena tutela del soggetto paziente e del soggetto titolare del dato (medico) che ne risponde in prima persona. 

Tale tutela si ritiene sussistere se, a maggior ragione, agli interessati/pazienti viene data la possibilità di chiedere ed ottenere dal medico un accesso ai suoi dati limitato ad alcuni soggetti appartenenti all’organizzazione stessa?

Si concorda

Tenendo conto del contesto sopra descritto per il medico, per il ritiro e la consegna di documentazione sanitaria afferente il paziente da parte di soggetti appartenenti al suo contesto socio-familiare, è sufficiente disporre di una delega verbale?

Non è sufficiente una delega verbale non essendo adempiente alla normativa di riferimento europea e nazionale che tratta il tema molto delicato della privacy in ambito sanitario.

Al fine della tutela dei dati personali dell’interessato, allorquando la consegna o il ritiro della documentazione medica è affidata a soggetti estranei al contesto socio-familiare del paziente, è necessario che il medico disponga di una delega per iscritto, anche con valenza continuativa, e consegni la documentazione in busta chiusa?

Si concorda con questa previsione in relazione alla sensibilità dei dati sensibili in ambito sanitario, forse sarebbe preferibile chiedere al paziente la delega valutandola di volta in volta

 

Tale tutela si ritiene sussistere se, a maggior ragione, agli interessati/pazienti viene data la possibilità dichiedere ed ottenere dal medico parziale oscuramento dei dati assistenziali?

 

Si concorda

Al fine della tutela dei diritti del paziente/interessato è necessario che il medico renda puntuale informazione rispetto ai soggetti terzi (quali a titolo meramente esemplificativo ASL, Regione, Ministeri etc.) a cui – in virtù delle norme sopra richiamate – è tenuto a trasmettere tutti i dati anagrafici dei pazienti, gli esiti dei processi prescrittivi, completi delle diagnosi o dei sospetti diagnostici?

Si, riteniamo fondamentale la chiarezza e la trasparenza informativa da rendere al cittadino che ha il diritto di sapere in maniera puntuale a quali soggetti siano trasmessi i propri dati, la finalità di tale trasmissione e la modalità in cui i dati sono trasmessi. 

Premesso che il medico trasmette, in ragione delle dette norme, i dati richiesti secondo standard definiti per legge, non potendo, quindi, in alcun modo governare il flusso dei dati e la tipologia degli stessi, è corretto ritenere il medico del tutto esente da responsabilità per l’uso, la perdita o la alterazione del dato personale o sensibile da parte di tali soggetti terzi?

In qualità di titolare dei dati il medico è responsabile nei confronti del paziente, per questo una informazione quanto più chiara, puntuale e trasparente è essenziale e necessaria per garantire un governo dei dati dei pazienti, al fine di sensibilizzare il medico in primis, il paziente e i soggetti terzi che utilizzeranno i dati medesimi.

 

Fondamentale è rendere edotto il paziente quando i propri dati saranno trattati in forma  anonima (es per la ricerca, prevenzione, epidemie-andemia) e quando in forma non anonima, in modo che il consenso espresso del paziente sia consapevole ab inizio e non sia solo sulla carta ma realmente condiviso con il medico di fiducia.

Nell’informativa al paziente, nel rispetto dell’art. 13 del GDPR e dell’art. 78 del DECRETO LEGISLATIVO 30 giugno 2003, n.196 recante il “Codice in materia di protezione dei dati personali” così come modificato ed integrato dal D.Lgs. 10 Agosto 2018 n. 101, le informazioni riguardanti le audit come sopra descritte NON rientrano tra quelle da evidenziare in quanto NON presentano rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali, nonché per la dignità dell’interessato (vedi comma 5, art. 78, D.Lgs. 30 giugno 2003, n.196

e s.m.i.)?

Riteniamo essenziale offrire al paziente una informativa quanto più trasparente e rispondente al vero, anche se il dato è in forma anonima, con la specifica delle finalità sull’utilizzo dello stesso.

Considerato che le audit vengono realizzate esclusivamente su dati certamente anonimizzati ed aggregati, si può escludere la necessità del consenso del paziente, in quanto non applicabile il sistema di norme del GDPR?

No, riteniamo essenziale offrire al paziente una informativa quanto più trasparente e rispondente al vero, anche se il dato è in forma anonima, con la specifica delle finalità sull’utilizzo dello stesso.

Considerati gli obiettivi sopra richiamati dello strumento audit e la previsione legislativa che ha specificamente previsto lo strumento valutativo “audit” (v. art. 1, comma b-bis Decreto Legge 13.9.2012 come convertito dalla L. 8.11.2012 n. 189 – Legge Balduzzi), il consenso – inteso quale base giuridica del trattamento – potrebbe essere in ogni caso escluso potendo ritenere che la base giuridica di tale trattamento è quella di cui al comma 1, lettera c, art. 6, GDPR (UE/2016/679) (“il trattamento è necessario per adempiere un obbligo legale al quale è soggetto il titolare del trattamento”)?

 

Il trattamento dei dati è necessario per adempiere un obbligo legale cui è tenuto il titolare del trattamento ma per dare valore aggiunto al rapporto medico/paziente e per sensibilizzare e responsabilizzare anche il paziente crediamo sia necessario il consenso espresso del paziente. Una volta definito il rapporto quanto più simmetrico possibile, il dialogo anche in forma  digitalizzata, sarà più efficace e proficuo per entrambi sotto diversi aspetti.

la deroga al divieto generale di trattare le cc.dd. “categorie particolari di dati” tra cui rientrano quelli alla salute, da individuarsi nell’art. 9 del Regolamento Europeo sul trattamento dei dati personali e che consente di non ritenere il consenso del paziente/interessato la base giuridica al trattamento degli stessi dati sanitari allorquando la finalità è quella della diagnosi e cura, con particolare riguardo alle prestazioni rese attraverso la telemedicina, è riferibile esclusivamente ai professionisti abilitati per Legge alle attività

di diagnosi e la cura?

Non è chiaro il quesito

la garanzia e la salvaguardia dei diritti degli interessati, in tema di telemedicina, senza la necessità di rendere uno specifico consenso passa attraverso la prestazione di tali servizi solo da parte dei medici?

 

Si, ma il nodo centrale è la “ratio” della previsione della deroga alla prestazione del consenso.

In ragione delle finalità di cura che caratterizzano il rapporto medico/paziente è legittimo che il medico faccia prevalere, rispetto alla istanza di cancellazione del paziente, la conservazione del dato/dati per garantire la finalità di cura stessa?

Se è cessatorapporto fiduciario il medico ha solo l’obbligo di trasferire al nuovo medico curante i dati relativi a protocolli terapeutici e di terapie farmacologieh collegate a malattie croniche, o situazioni peculiari (es importanti interventi morbosi, invalidità permanenti, allergie , etc presenti nella banca dati in essere fino ad allora) per tutelare il paziente e il nuovo medico .

Inoltre il medico è legittimato comunque a conservare i dati in suo possesso, nonostante la richiesta di cancellazione, per fini di giustizia?

 

Si concorda

In ragione della revoca o della ricusazione è legittimo che il medico, per tutelare il legittimo interessenall’utilizzo dei dati per scopi di giustizia, conservi gli stessi dati per dieci anni (termine di prescrizione dell’azione di rivalsa della ASL nei confronti del medico e comunque termine congruo rispetto alle

prescrizioni delle varie fattispecie di reato ipotizzabili in caso di responsabilità professionale/penale)?

Si concorda 

Deve, quindi, il medico, decorso il termine decennale, procedere alla pronta cancellazione, in viadefinitiva, dei dati in suo possesso curando di avere prova della cancellazione stessa? (*)

Si, se ha trasferito i dati al nuovo medico curante e non ci sono più evidenti ragonilegate ad esigenze per fini di giustizia

Nel rispetto del principio di accountability è opportuno che sia il medico ad individuare, anche rispetto aisistemi informatici in suo possesso, la migliore policy interna che garantisca la conservazione dei dati deisoggetti revocati/ricusati con misure adeguate di sicurezza? (*)

 

Si concorda

Dalla data del decesso e per i successivi dieci anni (termine di prescrizione dell’azione di rivalsa della ASL nei confronti del medico e comunque termine congruo rispetto alle prescrizioni delle varie fattispecie di reato ipotizzabili in caso di responsabilità professionale/penale) è legittimo che il medico conservi i dati del paziente defunto per tutelare il legittimo interesse all’utilizzo dei dati stessi per scopi di giustizia?

 

Si, se la conservazione è per fini di giustizia

E’ legittimo, nel contemperamento tra i diritti dell’interessato ed il legittimo interesse del medico individuare in 180 giorni, dalla cessazione del rapporto, il termine entro il quale gli interessati possono esercitare il diritto di richiedere il trasferimento dei dati a scopi assistenziali?

Riteniamo il termine indicato troppo breve

E’ buona pratica che la facoltà di esercitare il diritto al trasferimento dei dati assistenziali, il termine per l’esercizio di tale diritto, nonché le relative modalità vadano enunciate nella informativa da rendere all’interessato/paziente?

Si concorda, trattandosi di una previsione normativa - quella relativa alla inforamtiva del paziente in merito alle modalità e i tempi per esercitare il diritto al trasferimento assistenziale.

 

 

 

 

 

 

 

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